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Nuova era del commercio: come la pandemia ha modificato le abitudini di acquisto dei consumatori

Aggiornato il 24 Giugno 2021

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In un solo anno, gli effetti della pandemia sul commercio hanno visto retailers e consumers adattarsi a nuove regole. La pandemia ha accelerato di un decennio i cambiamenti legati al mondo del commercio alterando in modo permanente le modalità tramite le quali, ad esempio, generalmente gli imprenditori iniziano e fanno crescere un business o come i consumatori scelgono di acquistare e pagare prodotti e servizi.

Si può dire che siamo sull’orlo di una nuova era del commercio dove il comportamento dei consumatori è sempre più rivolto alle esperienze digitali. A tale proposito, uno studio condotto da Shopify ha individuato alcune principali tendenze che interesseranno il commercio nei prossimi anni.

Lo studio è stato condotto su un campione di oltre 1.700.000 retailers a livello mondiale che presidiano la piattaforma con un proprio shop online e su un campione di consumatori in alcuni Paesi del mondo.

Ecco le 5 previsioni dedotte sulla base dei dati dello studio che dovremmo utilizzare come una sfera di cristallo e prendere come guida per la prossima era del commercio:

1. I giovani consumatori continueranno ad acquistare online
2. I negozi fisici subiranno delle trasformazioni arrecando vantaggi ai business locali
3. I consumatori vorrebbero acquistare dai singoli business indipendenti
4. I consumatori sarebbero più propensi a supportare sempre di più gli acquisti di prodotti locali e sostenibili
5. Cresce la popolarità di metodi di pagamento flessibili e portafogli digitali

Vediamole nel dettaglio, focalizzandoci soprattutto su quelle che impattano i negozi fisici.

1. I giovani consumatori continueranno ad acquistare online

La pandemia ha dato il via a un cambiamento delle abitudini di acquisto che i giovani consumatori continueranno a portare avanti anche nel prossimo futuro.

Lo studio ha rivelato che l’84% dei consumatori nei Paesi analizzati ha acquistato online sin dall’inizio della pandemia mentre il 65% ha continuato ad acquistare in-store.

Di questi ultimi, il 38% lo sta facendo sempre meno a partire dall’inizio dell’anno. Tra i più giovani esalta l’esitazione a tornare ad acquistare in-store: il 53% ha rivelato di non voler acquistare in-store per evitare lunghe file e luoghi affollati. Sull’argomento emergono anche dati relativi al nostro Paese: per il 61% dei consumatori, il covid-19 ha inciso significativamente sulle abitudini di acquisto. Il 39% ha dichiarato di sentirsi a disagio ad acquistare di persona in negozio per via del Covid-19. Il 4% invece ha effettuato acquisti online per la prima volta da quando è stata dichiarata la pandemia.

L’impatto del covid-19 sulle abitudini di acquisto in vari Paesi

I negozianti per ovviare a questa problematica e rassicurare i propri clienti dovrebbero comunicare tramite i loro canali digitali le modalità di accesso in sicurezza lato covid-19 al punto vendita. Ad esempio, le schede Google My Business mettono a disposizione dei proprietari delle attività dei particolari attributi dedicati a Salute e sicurezza che permettono di comunicare le disposizioni adottate dal punto vendita per tutelare i propri clienti dalla diffusione del covid-19 come, l’utilizzo di mascherina, l’igienizzazione delle superfici del punto vendita, ecc… .

 

Esempio di attributi di “Salute e sicurezza” delle schede Google My Business

 

I giovani consumatori sono quelli che più di altre fasce di età della popolazione hanno cambiato le proprie abitudini di acquisto spostandole online con un’incidenza del 67% dell’intero campione. Tale fenomeno si è particolarmente registrato in UK e in Italia con una crescita del 63% di giovani consumatori che hanno spostato la  propria spesa online da quando la pandemia è stata dichiarata.

Consumatori che hanno spostato online la propria spesa da quando la pandemia ha avuto inizio

 

2. I negozi fisici subiranno delle trasformazioni arrecando vantaggi ai business locali

I retailers approcceranno maggiormente nuove strategie e tecnologie per soddisfare sempre più le esigenze dei consumatori in continua evoluzione.

Tra le principali strategie e tecnologie che verranno sempre più implementate dai retailers vi sono:

  • pagamenti contactless: dall’analisi è emerso che tale modalità è preferita dal 62% dei consumatori;
  • appuntamenti per lo shopping in-store: lo studio ha dimostrato che l’Italia è il primo Paese tra quelli presenti nel campione di analisi ad aver registrato il maggior tasso di propensione (il 66%) relativo alla possibilità di poter fissare un appuntamento in negozio per effettuare shopping;
  • nuove opzioni per il ritiro e la consegna: con l’incremento degli acquisti nei negozi di prossimità, i consumatori hanno dimostrato una preferenza particolare per i metodi di consegna e ritiro locali come, il ritiro dei loro articoli in negozio o sul marciapiede (soluzione preferita dal 23% dei consumatori) o il ritiro presso un punto di ritiro locale (21%).
    Tali metodi alternativi, seppur esistenti anche pre-pandemia, sono stati utilizzati per più della metà del campione in maniera più intensiva negli ultimi sei mesi rispetto all’inizio della crisi sanitaria.In particolare, si è potuto osservare come nel periodo Gennaio-Settembre 2020 vi sia stato un incremento del tasso di conversione di acquisti online pari al 13% per gli acquisti che avevano come opzione di consegna il ritiro locale degli articoli e del 19% per gli acquisti con consegna locale.Tra i consumatori che hanno acquistato articoli online e scelto di ritirarli in negozio (fenomeno riconosciuto come BOPIS, Buy Online Pickup in Store) o sul marciapiede, il 30% del campione dichiara di averlo fatto per la prima volta a seguito degli effetti della pandemia. L’Italia si posiziona in tal senso tra gli ultimi posti tra i Paesi oggetto del campione ad aver registrato un utilizzo di tali opzioni di ritiro e consegna locale degli articoli pari al 15% da quando la pandemia ha avuto inizio rispetto al 39% della Nuova Zelanda e Stati Uniti ed al 33% del Canada. Ultimo il Giappone con il 9%.Invece, per quanto riguardo l’adozione di metodi di consegna locali per gli acquisti effettuati online, tra i consumatori italiani si è registrata una tendenza pari al 31%. Alta è invece la percentuale in altri Paesi che hanno registrato un utilizzo di tali opzioni di consegna locale per la prima volta, Italia inclusa (14% contro il 29% del Canada che si posiziona al primo posto).
    Anche in questo caso, Google, per aiutare le piccole imprese locali ha sviluppato nuove funzioni a supporto dei rivenditori locali con l’introduzione di nuovi attributi per il click and collect all’interno delle schede Google My Business. I proprietari di ristoranti, bar e caffetterie possono utilizzare tali attributi per comunicare con i loro clienti le opzioni di consumo e di acquisto disponibili. Alcuni esempi sono: Consumazione sul posto , Ritiro all’esterno, Consegna senza contatto.

Esempio di attributi per il click and collect nelle schede Google My Business

 

3. I consumatori vorrebbero acquistare dai singoli business indipendenti

I consumatori hanno espresso l’esigenza di voler acquistare dai singoli business indipendenti ma stanno continuando ad acquistare dai marketplace per ragioni legate alla convenienza.
L’esigenza dei consumatori è quella di sostenere i retailer indipendenti, una volontà riconosciuta dal 50% del campione e che in Italia tocca il 64% rispetto al 74% di Spagna e Nuova Zelanda.

L’intenzione dei consumatori nei vari Paesi di sostenere le piccole attività 

Ma nonostante l’intenzione di sostenere le piccole attività indipendenti, solo il 29% ha realmente acquistato da un rivenditore indipendente da quando la pandemia ha avuto inizio.

Esiste quindi  un gap tra l’intenzione di sostenere i retailer indipendenti che in Italia si attesta al 54% rispetto al 64% della Spagna e gli acquisti (online o in store) realmente effettuati presso di essi: 34% per i consumatori italiani, 16% per i consumatori francesi e giapponesi.

Ma quali sono le ragioni per le quali i consumatori preferiscono acquistare dai marketplace pur desiderando di sostenere i retailer indipendenti?

Le ragioni sono collegate a:

  • una buona selezione e varietà di prodotti (57%)
  • prezzi più bassi (51%)
  • affidabilità (34%)

Quali, invece, le ragioni che li spingerebbero ad acquistare dai retailer indipendenti?

  • sostenere l’imprenditorialità locale (33% del campione, di cui in Italia il 31%)
  • acquistare prodotti unici e non standardizzati (33% del campione, di cui in Italia il 28%)
  • ottenere un buon servizio clienti ed un’esperienza di acquisto personalizzata (31% del campione, di cui in Italia il 24%)

In questa immagine, il confronto completo tra i Paesi presi in esame relativo alle suddette tre motivazioni:

 

4. I consumatori sarebbero più propensi ad acquistare sempre di più prodotti locali e sostenibili

Dallo studio condotto da Shopify è inoltre emerso una sensibilità crescente dei consumatori verso il consumo di prodotti ecosostenibili e di attività a favore della sostenibilità ambientale sostenute dai retailers.

Una tendenza che l’Italia sposa in pieno con il 60% dei Consumatori che hanno dimostrato una maggiore propensione rispetto ad altri Paesi a rispondere positivamente alle iniziative dei rivenditori relative agli acquisti per sostenere cause sostenibili.

Secondo lo studio, inoltre, l’Italia si posiziona al primo posto (67% rispetto al 26% del Giappone che si posiziona ultimo in classifica tra i Paesi oggetto dello studio) in merito alla preferenza di voler acquistare prodotti green e sostenibili.

Oltre alla sostenibilità dei prodotti i consumatori oggetto del campione hanno espresso anche una predisposizione ad acquistare prodotti locali per le seguenti ragioni:

  • rafforzare l’economia locale (57%)
  • supportare la creazione di lavoro a livello locale (41%)
  • investire nella crescita della loro comunità (35%)

Le motivazioni che spingono i consumatori a fare shopping a livello locale e comparazioni con altri Paesi nel mondo

 

5. Crescita della popolarità di metodi di pagamento flessibili e portafogli digitali

La velocità e l’accesso al capitale, i modi più veloci per pagare con i portafogli digitali e i pagamenti più flessibili come le rate aumenteranno in popolarità nel prossimo futuro.

 

Conclusioni

A seguito della pandemia e del cambiamento delle abitudini di acquisto dei consumatori, i retailers hanno dovuto adattarsi a nuove esigenze e modalità di acquisto, consegna, ritiro e pagamento dei prodotti richieste dai consumer. Un’innovazione tutt’ora in atto sia sul piano strategico sia su quello dell’adozione di nuove tecnologie. Le transazioni di acquisto sono diventate per il consumer delle esperienze ancora più significative che mirano a creare interazioni e relazioni con i retailer in cui il digitale ne fa da padrone.

In questo scenario, il futuro del mondo retail vedrà ancora il punto vendita fisico al centro del processo di acquisto del consumatore ma la sfida per i retailer sarà quella di adottare sempre più un approccio strategico omnicanale che vede la gestione sinergica della comunicazione del brand su tutti i touchpoint al fine di ottimizzarne l’esperienza utente.

Per incentivare il drive-to-store, inoltre, i retailers dovrebbero affidarsi di più alle strategie di digital marketing. È quanto emerge da una  recente ricerca effettuata da Google

In particolare, la ricerca ha dimostrato come il digital marketing e, in particolare gli investimenti sulla ricerca a pagamento e sui social siano i canali più efficaci per stimolare il traffico in negozio con un ritorno sull’investimento maggiore rispetto ai canali di marketing offline.

Circa il 50% delle entrate generate dalla ricerca e dai social media va a beneficio dei negozi fisici. Su questa scia, un altro studio ha evidenziato come 4 visite su dieci a rivenditori di piccole e medie dimensioni derivino dalla ricerca online.

infografica

 

Le strategie di marketing digitale come le seguenti unite a quelle di Local Search Marketing e Local SEO possono rivelarsi vincenti per un’attività locale.

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